Mille nuovi alberi dovrebbero essere stati piantati ogni anno a Monza. Ma chi li ha visti? Eppure, una legge del 1992 (la n.113 proposta da Cossiga e Andreotti) imponeva che per ogni bambino nato la città mettesse a dimora un albero.
Amministrazioni di diverso colore e di diverso indirizzo si sono susseguite, ma niente o quasi è mai stato fatto.
La tendenza negativa si è invertita nel 2019 su iniziativa dell’assessore in carica Martina Sassoli: quasi mille alberi da mettere a dimora in 31 luoghi della città, secondo un moderno e positivo criterio di verde diffuso.

Non siamo ancora ad un vero piano di rimboschimento urbano, come hanno deciso alcuni Comuni italiani, anche già provvisti di ampie aree verdi, come Milano o Roma. Ma è già qualcosa. Da quasi due decenni il rimboschimento è anche una delle nostre proposte alla città, sulla quale però abbiamo sempre faticato a raccogliere consensi. L’idea è quella di piantumare luoghi compromessi o marginali pubblici, utilizzando essenze di medio pregio in composizioni variabili, scegliendole dalle tipologie che sono suggerite da Coldiretti/CNR per le aree urbane, alberi capaci di resistere ai cambiamenti climatici e anche di contribuire al massimo a contrastare l’inquinamento.

E’ vero che, grazie alla presenza del Parco recintato più grande d’Europa, Monza è una città con molto verde. Ma in realtà è un verde “concentrato”, troppo. Aumentare il numero delle piante aiuta a ridurre l’anidride carbonica e quindi a respirare meglio, e migliora il microclima nel quale viviamo. Ogni mille alberi piantati, la prospettiva è quella di eliminare dall’aria che respiriamo sessanta tonnellate di anidride carbonica.

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