Se le piccole cose in città vengono lasciate andare, gli stessi cittadini avranno meno rispetto e meno cura per il loro quartiere. Così, se è vero che in Comune i fondi scarseggiano, e se è vero che anche le piccole cose (quanto sono numericamente tante) presentano costi di manutenzione rilevanti, è altrettanto vero che occorre fare ogni sforzo possibile per evitare che Monza “si lasci andare” oltre misura. 

La segnaletica stradale verticale, per esempio, andrebbe di norma sostituita ogni quattro anni, per ragioni di visibilità e sicurezza, ma quasi sempre ci sono ordinanze locali che stabiliscono proroghe. E’ un modo per contenere la spesa, ma cosi vince il degrado e si ha un risultato molto negativo anche sul piano estetico.

Un paletto storto si può raddrizzare, un segnale sporco il più delle volte si può ripulire. Invece, trascurando questi interventi non appena sono necessari, volta per volta, poi diventa molto difficile mettere mano. I cittadini possono contrastare questa tendenza, per esempio, segnalando i problemi agli uffici comunali, per mail o per raccomandata.

Purtroppo, si stanno moltiplicando a Monza anche i casi di segnaletica nascosta da vegetazione incolta, oppure i cartelli che sono così vecchi da essere stinti, specie nelle parti di colore rosso. In questo caso, si tratta di segnaletica che non rispetta più il Codice della Strada, che non ha valore e che può in casi estremi anche indurre in errore.

Un caso particolare è rappresentato dalle affissioni disordinate e - pensiamo - almeno in parte formalmente abusive. Occorrerebbe ridefinire con precisione gli spazi. Quanto ai graffiti, i veri e propri murales possono anche rappresentare un elemento di arredo urbano, mentre non hanno senso le scritte disseminate ovunque. Ma è così difficile scoprire i responsabili, che sono pochi e fanno riferimento a gruppi precisi? E perchè non destinare, come in altri paesi, appositi spazi agli artisti dei muri? Limitarsi a cancellare non fa altro che rilanciare la sfida...

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