Da ottobre 2022 a Milano sono scattate nuove restrizioni all'accesso di veicoli privati, altri 100mila brianzoli circa non possono più entrare nel capoluogo con il loro mezzo. E Monza cosa fa? Nulla, né per i pendolari né per se stessa. 

La città resta senza M5 (finanziata e progettata, ma con i lavori al palo), senza un serio trasporto pubblico urbano, perennemente ingolfata di auto e inquinata. Sembra incredibile, ma nella nostra città questo tema, così importante per la mobilità, la salute pubblica e l'ambiente, è pressoché ignorato dalle forze politiche di ogni colore e tendenza.
Abbiamo lanciato nei mesi scorsi proposte per la creazione di una rete efficiente di bus a domanda elettrici e per la creazione di zone a traffico limitato “intelligenti”, ma nulla. Abbiamo sollecitato la gara d'appalto per la M5, ma niente. Il vuoto. Monza resta una città a mobilità zero: o usi la macchina oppure non hai alternative. E se vuoi andare a Milano, o usi il lento autobus Z221/Z222 erede della vecchia “Celere” (che però si ferma a Sesto), oppure cerchi di prendere il treno, se riesci ad arrivare in stazione e se il convoglio non è affollato all'inverosimile.
Questo è uno dei molti, troppi, elementi che stanno sospingendo la nostra città verso la marginalizzazione e il degrado. Anche Sesto e Cinisello in questi anni cambiano e migliorano, affrancandosi progressivamente dal ruolo di periferie di Milano e proponendosi come zone residenziali e terziarie dinamiche e vivibili. Ma Monza no. Monza è ferma agli anni sessanta, quando bastava dire “noi abbiamo il parco” per suscitare invidia e ammirazione. Proprio non basta più. 
Isabella Tavazzi, portavoce Associazione HQMonza
Ottobre 2022

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