La linea prevista nello studio di Metropolitana Milanese Spa tra Bettola (dove sta per arrivare la M1) e la Villa Reale, passando per l’Ospedale San Gerardo, su un itinerario di 7,6 chilometri con 8 stazioni, richiede 440 milioni di euro. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non si tratta di una cifra di per sé enorme, anzi. E nemmeno si tratta di una cifra eccessiva per Monza.

Facciamo un po’ di confronti. Per la M5 “lilla” attualmente in esercizio a Milano (Bignami-Garibaldi) sono stati spesi 600 milioni di euro. La tratta in costruzione (Garibaldi-San Siro) richiede 865 milioni. La M4 “blu”, nuova linea prevista a Milano, richiede un investimento di 1 miliardo e 800 milioni. Per la M3 “gialla” sono stati spesi 2mila e 100 miliardi delle vecchie lire. Senza contare M1 e M2. Il 76% delle linee metrò di Milano insistono sul suo territorio e non escono dal capoluogo.

E ancora: il metrò di Brescia, inaugurato nel marzo 2013, è costato 935 milioni di euro. Non parliamo della metro C di Roma che richiede, per la sola prima tratta, addirittura 3 miliardi di euro.

Lo Stato partecipa a tutti questi progetti con un impegno che oscilla tra il 50 e il 70% del valore e continua ad investire in metrò (anche a Cagliari e Cosenza).

Guardando ai costi, alcuni si spaventano. Ma noi dobbiamo fare ragionamenti svincolati dalla abituale parsimonia brianzola. Siamo contribuenti di alto livello, abbiamo diritto ad avere investimenti statali al pari degli altri. E se non si investe su Monza, le nostre tasse saranno usate solo altrove.

Il metrò di Monza è giustificato per la densità abitativa, per il volume degli spostamenti delle persone e dalla necessità urgente di ridurre traffico e inquinamento a Monza e in Brianza (ma porterebbe vantaggi anche alla periferia nord di Milano).

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