Esistono dentro la nostra città 49 aree dismesse e degradate. Si tratta per la maggior parte di ex aree industriali abbandonate ormai da decenni, con superfici importanti. Potrebbero essere riqualificate, ma i proprietari vorrebbero ristrutturarle o edificarle sfruttando al massimo le volumetrie esistenti, fatto legittimo, ma che alla città non porterebbe alcun vantaggio verde. Ai desideri edilizi dei proprietari di queste aree si contrappone, in città, un movimento di opinione minoritario, ma agguerrito, che propone di trasformare totalmente queste superfici in parchi. Due estremi inconciliabili: come se ne esce?

Non c’è bisogno di inventarsi nulla, basta guardare a quanto accade nelle grandi aree densamente urbanizzate in giro per il mondo. In una certa misura, anche vicino a noi, Milano o Sesto San Giovanni e Cinisello. Il diritto edificatorio viene soddisfatto consentendo lo sviluppo verticale su una parte dell'area, cioè edifici che occupano una piccola superficie e si alzano verso i 15 o 20 piani, il restante viene convertito in parco pubblico a spese del privato.

Chiunque può capire che non c'è alternativa, perchè il Comune non potrebbe permettersi di acquistare a caro prezzo i terreni (sempre che il proprietario li venda), nè di abbattere gli edifici esistenti e realizzare le aree verdi totali. Con lo sviluppo verticale su porzioni di aree si ottiene tra l’altro una riduzione del consumo di suolo, anzi un recupero virtuoso.

Manca a Monza un vero ruolo propositivo e di mediazione da parte del Comune che, stretto tra i due “litiganti”, costruttori e ambientalisti, ha una posizione debole. Manca un'idea sul futuro della città, che rischia così di restare al palo e diventare sempre di più una periferia degradata dentro l’area metropolitana di Milano.

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