Forse non tutti sanno che in Lombardia la “Robinia pseudoacacia” è stata resa famosa e fatta diventare di moda nella prima metà dell’800 da Alessandro Manzoni, che la scelse come albero caratteristico della sua villa a Brusuglio, che oggi è una frazione di Cormano.

Le ragioni per le quali questa pianta è disprezzata dai giardinieri sono in sostanza queste: cresce facilmente e in fretta, fa tronchi dritti che possono superare i 20 metri di altezza, ha un fogliame folto. Però produce fiori bianchi a grappolo che diffondono un profumo intenso molto gradevole. Sono in realtà tutte cose positive, e siamo di fronte ad una pianta che ha bisogno davvero molto poco del lavoro del giardiniere...

La Robinia è ottima per il legname e, quando è fiorita, è un richiamo irresistibile per le api, tanto che il “miele d’acacia” è molto spesso e per la maggior parte prodotto grazie a questi fiori. Per quello che interessa più da vicino chi abita in aree urbane, la Robinia è un’essenza che regge bene l’aria inquinata e la ripulisce volentieri. Inoltre, le sue foglie hanno un elevato contenuto proteico e se un tempo erano ottime per il bestiame, oggi costituiscono un concime naturale che restituisce azoto alla terra, rivitalizzandola.

Ecco perchè in Francia e Spagna, ma non solo, gli esperti hanno già cambiato idea e hanno molto rivalutato questa pianta, che è un elemento fondamentale e utile per il “controlled wilderness”, la tecnica del verde selvatico curato al minimo. Una naturalità dell’ambiente che è bella da far rinascere dentro le città, anche in piccoli ritagli di terreno che “avanzano” tra case e strade. Cosa che, secondo noi, si dovrebbe fare anche a Monza.

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