Gli spazi pubblici verdi, grandi e piccoli (sempre ben tenuti) devono moltiplicarsi rapidamente dentro i quartieri. Una buona opportunità è, in generale, la riqualificazione e il rilancio delle aree dismesse, ma è indispensabile che ampie superfici di queste aree siano trasformate in parchi.

Ma recuperare ampi spazi verdi in zone densamente abitate come la nostra richiede innanzi tutto di superare anacronistici vincoli sull'altezza degli edifici, per consentire nuclei di sviluppo in verticale, naturalmente salvaguardando le zone storiche.

Se si vogliono avere le riqualificazioni, chiedere ai privati proprietari delle aree dismesse di destinare ampie superfici a parco comporta di consentire loro un recupero economico di cubatura in verticale su porzioni ridotte a livello del piano.

La verticalità deve svilupparsi anche nel sottosuolo. Il criterio ormai generale in qualsiasi area densamente urbanizzata del mondo è: il bello sopra, il brutto sotto. Sottoterra vanno stazioni elettriche, servizi "pesanti", punti di raccolta e linee di trasporto dei rifiuti. Al di là delle polemiche sulla volumetria alberghiera costruita sopra, l'Auchan di via Lario, con i suoi 3 piani sotto, rappresenta un esempio da duplicare.

Un'occasione persa di recente è stata sicuramente la concessione edilizia rilasciata ad un importante provider internazionale per la realizzazione di un capannone nel quale allestire una data center nazionale. In una città moderna, una struttura di questo genere andrebbe costruita sottoterra (e sopra un parco). Non è soltanto un valore ambientale ed estetico, ma corrisponde a vantaggi notevoli in termini di sicurezza e di consumi energetici (un data center va raffreddato, sottoterra è più facile e meno costoso, magari utilizzando pompe di calore geotermiche). Comunque, di fronte alle troppe difficoltà burocratiche, alla fine il provider ha rinunciato...

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