Allo slogan “stop al consumo di suolo” noi opponiamo da tempo l’invito: “Monza deve recuperare suolo”. La soluzione non è bloccare l’attività edilizia, uno dei cardini di una città viva, ma promuovere una rapida sistemazione delle molte aree dismesse secondo una logica moderna adatta alle aree densamente abitate. Si consenta di costruire in verticale, fino a 20 o 30 piani sopra e 3 o 4 sotto, su porzioni ridotte, recuperando quindi a verde la totalità del rimanente, da restituire alla gente.

Monza, ormai dagli anni ’80, non è più una città interessante per la sua qualità. E’ una città decadente, immobile nel suo passato. Monza ha bisogno di servizi efficienti e moderni per la mobilità delle persone, delle cose e delle idee.

Per le persone: l’asse di forza di una linea metropolitana e la ramificazione distribuita e flessibile di bus piccoli elettrici, magari on demand. Una volta dotata di trasporto pubblico “intelligente”, Monza potrebbe avere anche ZTL pedonalizzate in tutti i quartieri.
Per le merci: un piano e una rete logistica che soddisfino le esigenze dell’e-commerce in crescita e del piccolo commercio qualitativo di prossimità, razionalizzando quindi la distribuzione a vantaggio anche della riduzione del traffico e dell’inquinamento.
Per le idee: una rete fissa di telecomunicazione in vera banda ultralarga, oggi in fase di lento sviluppo (ma con alcune incognite), integrata da vantaggi fiscali e agevolazioni concessi per il cablaggio interno degli edifici, vecchi e nuovi.

Il nostro parco è meraviglioso e avrebbe tra l’altro bisogno di cure maggiori, ma l’idea di città moderna è quella che vede abbondante verde diffuso. Ma la città ha soprattutto bisogno che le aree oggi teoricamente destinate a verde vengano trasformate in veri parchi urbani e veri parchi agricoli. Da decenni sono invece aree in stato di degrado e abbandono. Andrebbero varate iniziative e agevolazioni perché venissero ripulite, coltivate, utilizzate. E poi Monza ha bisogno che i costruttori facciano un balzo di qualità, magari convinti da agevolazioni concrete, verso la realizzazione di veri green buildings.

La recente entrata in funzione di mini-centrali elettriche lungo il canale Villoresi è un fatto positivo, ma isolato. Ci vogliono politiche comunali che spingano verso la produzione locale di energia. I pannelli fotovoltaici sono la chiave. A Monza ci sono oltre 2 milioni di metri quadrati di superfici adatte, tetti e lastrici solari, su 17mila edifici. Se tutta questa disponibilità fosse utilizzata, la nostra città arriverebbe a produrre il 40% del suo fabbisogno elettrico. Calore d’inverno e freddo d’estate potrebbero infine essere generati con impianti geotermici.

© 2018 Associazione HQMonza - riproduzione consentita con citazione della fonte 

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