Ai proprietari dei terreni vincolati ad agricoltura nelle zone densamente urbanizzate, come la nostra, viene data autorizzazione a costruire urban farms (fattorie verticali), cioè edifici destinati alla coltivazione. In cambio, le superfici restanti vengono riqualificate a verde, cedendole al Comune oppure con formule di parternariato.

L'idea delle fattorie verticali ha una valenza economica precisa. Non si tratta soltanto di realizzare coltivazioni in una logica da KM-Zero, ma anche e soprattutto di coltivare in serra (quindi svincolati da clima e meteo locali) prodotti agricoli di alto valore commerciale sul mercato globale (com'è noto, oggi anche frutta e verdura hanno un sistema di distribuzione su scala mondiale).

Le Urban Farms possono essere anche luoghi di sperimentazione, in collaborazione con Università (a Monza abbiamo anche una Scuola di Agraria di alto livello), e di educazione.

Si può obiettare che le urban farms non sono possibili con le regole urbanistiche attuali in Italia. E allora Monza si potrebbe fare promotrice – perchè no? – di nuove norme nazionali e regionali, oppure di una sperimentazione in collaborazione con Enti di ricerca e società private emergenti nel settore.

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