L’asfalto mangiasmog è un agglomerato bituminoso innovativo, per la precisione in grado di ridurre alcuni inquinanti (in particolare gli ossidi di azoto) sino al 50%. I test, sin dal 1998, sono stati numerosi, anche in Italia, in Lazio e in Lombardia. Questo tipo di conglomerato bitumoso fotocatalitico funziona così: include biossido di titanio e, in presenza di aria e luce, ossida chimicamente gli inquinanti, facendoli depositare a terra. Poi basta la pioggia, oppure lavare con acqua. Vernici mangiasmog sono state usate per le pareti della galleria urbana della SS36 che vengono dilavate ogni quattro mesi.

Il brevetto è italo-inglese ed ha grande successo all’estero, ma come al solito abbiamo ritardi e resistenze nell’uso da noi.

La Regione Lombardia ha stanziato dal 2005 al 2008 fondi per aiutare i comuni nel provare questi asfalti, che sono più costosi, ma anche molto più duraturi.

Sperimentazioni sono state fatte inizialmente a Milano e Segrate, poi anche a Monza, con certificazione della riduzione di inquinanti eseguita dall’Arpa. Un chilometro quadrato di questo asfalto elimina dall’aria 30 tonnellate di ossidi di azoto l’anno.

Abbiamo sperato in una diffusione maggiore di questo tipo di asfalti, ma invano. Voci dicono che piacciono poco alle aziende  che eseguono la posa, perchè se è vero che hanno un costo maggiore rispetto agli standard abituali, poi richiedono meno rifacimenti, il che singifica risparmi per il Comune, ma meno introiti per le imprese.

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